Musica da Cucina live @ Fattoria Rio Selva – 13-1-2012

Da tanto non finivo di vedere un concerto con questa sensazione addosso. La sensazione di aver visto e ascoltato qualcosa di effettivamente nuovo, di ‘fresco’. Sarà stata l’aria di campagna, sarà stata l’atmosfera post-cena, ma il live di Musica da Cucina me lo ricorderò, perché mi è proprio piaciuto tanto. Alla fine, mentre compravo il cd, mi è anche scappato un “Sei un genio cazzo!”, frase che non pronunciavo su per giù dal ’62. Fabio Bonelli, questo il nome di chi governa la one man band, si presenta sul palco armato di loop stations, oggetti e accessori da cucina assortiti (e con ‘accessori’ intendo cose tipo la carta stagnola), chitarra, clarinetto, e un mixer per governare il tutto in tempo reale; con sapienti gesti da consumata massaia e tanto talento, mi fa stare incollato alla sua esibizione, con le antenne dritte. Le canzoni sono spesso strumentali, ispirate ai luoghi della sua infanzia, alla Valtellina, a dove le nonne passavano giornate in cucina. Più mi faccio trasportare dalla sua performance, più colgo l’affascinante visione che sta alla base di questo progetto, più tutti i punti si congiungono. Per inciso, avrei messo il disco sul blog, ma dal vivo lascia proprio a bocca aperta, perché da vedere è una cosa che non capita tutti i giorni. Semplicità e trasparenza di intenti sottolineate dal suo modo di essere, e in più un’ottima esecuzione che giocoforza passa in secondo piano. Un genio, cazzo.

-paul-

Aucan Live @ New Age, Roncade (TV) – 7/12/11

Gli Aucan ci piacciono un sacco, da quando li abbiamo conosciuti e visti per la prima volta al MiAMI 2010. Non ci sono band come loro in Italia. Se non li conoscete, provate ad ascoltare qualche brano dal loro nuovo album Black Rainbow (e possibilmente, compratelo), vi accorgerete che finalmente ci siamo: finalmente, una band italiana non ha nulla da invidiare alle migliori realtà europee, piacciano o non piacciano i vari stili. Finalmente, i beats elettronici suonano pieni e devastanti, e i suoni sono programmati per colpire a morte, attaccando le frequenze giuste nei giusti momenti. Il punto è che questa band integra alla perfezione l’uomo alla macchina, sia strutturalmente che mentalmente, e il concerto dal vivo è espressione massima della loro estetica: sudato, energico, nero, mesmerico. Caldo e freddo. Uno dei gruppi più cool in Europa, e potrebbero suonare sotto casa vostra. Finché siete n tempo, approfittatene.

-paul-

Fleet Foxes + Alela Diane, Live @ Estragon, 19/11/11

Fleet Foxes

“Allora, come sono stati i fleet foxes?” – “Guarda non ti rispondo neanche”.

Due ore di concerto che fate prima a leggervi le recensioni dei dischi. D’altro canto, con due album così alle spalle, belli da togliere il fiato, che cosa ci si può aspettare dalla loro performance live se non che riproponga esattamente le stesse identiche atmosfere dei lavori in studio? Non è un giudizio negativo, anzi, che altro potrei desiderare? Volevo andare a vedere i Fleet Foxes dal vivo perché mi piacciono molto i loro dischi, e ho visto i Fleet Foxes dal vivo suonare i loro dischi, in maniera peraltro ineccepibile (nel caso ve lo stiate chiedendo: sì, cantano così anche dal vivo).

Purtroppo siamo arrivati tardi e ci siamo persi l’opening act di Alela Diane.

gibo

Il Flat di Mestre chiude i battenti

E’ con grande dispiacere che anche noi diffondiamo la notizia della chiusura del Flat.

Anche se per un breve periodo, il Flat è stato sicuramente uno dei club di riferimento per tutti gli artisti e i musicisti nella città di Mestre e nei suoi dintorni. In un solo anno e mezzo di attività, tra l’autunno del 2009 e la primavera del 2011, la fama del Flat è cresciuta e si è diffusa a livello quasi nazionale, grazie a una proposta culturale ricca di eventi e di altissimo livello. Hanno calcato il “palco” del Flat band e artisti da tutto il mondo: Francia, Inghilterra, Svezia, Stati Uniti… Ma il Flat non era solo musica, era anche teatro, danza, laboratori e feste a tema. In tutto questo, ben diecimila sono state le persone per le quali il Flat ha emesso il tesserino di “socio”, a dimostrazione del fatto che Mestre aveva veramente bisogno di un posto come questo.

Delle infiltrazioni d’acqua, sempre più gravi e frequenti, e apparentemente irrisolvibili, hanno costretto alla chiusura. Presenti fin dall’inizio, queste infiltrazioni hanno finito col danneggiare addirittura gli allestimenti interni, causando danni economici non trascurabili. Mi sento di aggiungere che questo problema tecnico, per quanto grave, non è stato tuttavia l’unico, ma è stato affiancato da molti altri spiacevoli inconvenienti (di natura non più tecnica ma umana) che hanno intralciato il libero sviluppo dell’associazione. Chi conosce il Flat sa bene quanto sia stata ostacolata la sua esistenza, fin dall’inizio. Ho anche pensato per un po’ che Mestre non si meritasse un posto come questo, che piuttosto si meritasse di restare ciò che è, un’anonima cittadina di provincia, la cui unica caratteristica saliente è la sua vicinanza geografica a un’altra città.

Nutro profondo rispetto per Marco, Valentina e tutti i ragazzi che si sono sonoramente sbattuti per far crescere il Flat e portarlo all’altissimo livello cui era arrivato.

-Gibo-

Questa presentazione richiede JavaScript.

the Roots – Live @ HMV Forum, Hammersmith [London], 19/8/2011

Che onore. Uno dei più importanti gruppi musicali degli ultimi anni difronte ai miei occhi. Aspettative altissime e molta curiosità per l’esperienza hip-hop dal vivo, cosa che di solito non mi capita di vedere. In un nebbioso HMV forum (cattivo impianto di condizionamento, un classico), quando i Roots salgono sul palco subito un particolare mi colpisce: niente basso. Ad accompagnare l’eccellente ?uestlove alla sezione ritmica c’è un basso tuba, o almeno quello che credo essere un basso tuba. Cacchio. La band inizia a suonare e subito capisco perché si chiamano Roots: nei primissimi brani in scaletta i richiami a Brown – uno a caso - e al soul delle origini sono tanto evidenti quanto eleganti, tanto fedeli quanto rinnovati e freschi. Band eccezionale, non si risparmia nessuno, tutti concedono spettacolo, e in particolare lasciano senza parole i circa 10-15 minuti di solo batteria e percussioni, da non perdere neanche per un secondo. Il repertorio è equilibrato tra vecchi e nuovi brani (io non ho tanti loro dischi, ma non ha importato), e con citazioni più o meno lunghe e di tutti i tipi, da Fela Kuti ai Guns ‘n Roses, passando per Immigrant Song. Tra singoli e lunghe jam, molte persone ballano anche se hanno i posti a sedere, si alzano in piedi e si scatenano. Bianchi, neri, asiatici, ispanici, indiani, esquimesi, verdi, viola, indaco, visitors. Emozionante vedere questo tipo di comunione, accentuata ancor di più dalla multietnicità di Londra. Alla faccia della musica nera.

-paul-

Greetings from London


Diario dallo studio di registrazione, fonte di aggiornamenti e curiosita’ (scusate l’apostrofo al posto dell’accento, ma in Inghilterra i portatili non hanno le lettere accentate in quanto la loro lingua non prevede lettere accentate, pensa un po’) riguardanti margareth e dintorni, spazio biografico e ricreativo, valvola di sfogo. Ma no, al nostro blog non basta. Il nostro blog puo’ anche essere di piu’ di questo, puo’ essere piattaforma di testimonianze in tempo reale, su argomenti caldi. Di sicuro le rivolte di Londra di questi ultimi 3 giorni sono un argomento che scotta. Brucia, direi. A prima impressione, sembra sia a me che a Laura – la mia ragazza che da un anno ormai vive qui – tutta una questione di passaparola mediatico. Mi spiego. I disordini ci sono, ma non sono scontri dovuti a un qualche tipo di rivendicazione sociale. Sono semplicemente caos, violenza e vandlismo diffusi e – pare – casuali, compiuti per la maggior parte dei casi da ragazzi molto giovani, un po’ maggiorenni e un po’ no, che alimentano le loro azioni via internet, e che filmano le proprie imprese e si rivedono la sera alla tele. Sono inoltre atti sparsi per la citta’, molto localizzati e relativamente circoscritti, perche’ opera di non troppe persone contemporaneamente. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di vetrine sfondate e qualche automobile in fiamme, ma puo’ andare peggio, come e’ successo a Croydon, dove un intero edificio – negozio di arredamento – e’ stato incendiato, e dove ho notizie ci e’ andata di mezzo anche qualche abitazione. Finora non siamo entrati in contatto con cattivi di nessun tipo, e speriamo di non entrarci mai, ma c’e’ da dire che i telegiornali locali sembrano ingigantire di molto il fenomeno, dando l’impressione che la citta’ sia a ferro e fuoco quando in realta’ non e’ esattamente cosi’ (ho camminato per il centro tutto il giorno e non mi sono accorto proprio di nulla). Tuttavia la psicosi e’ ufficialmente iniziata, e gia’ si vedono negozi in ogni punto della citta’ che chiudono prima o che mettono le sbarre a porte e finestre, e questo lascia un po’ straniti, lo ammetto. Questa notte il sindaco Johnson promette vita dura per chiunque continui – e sono gia’ 3 giorni – questa scia di vandalismi, tradotto: 16.000 poliziotti per le strade. Vedremo. Nel frattempo i riots si moltiplicano e sono giunti fuori dalla capitale, a – vado a memoria – Manchester, Bristol e Birmingham.

-paul-

The National + Beirut, Live @ Ferrara Sotto le Stelle, 5/7/11 (2)

Sì beh, per godere della sezione fiati ho goduto. I Beirut mi intrigavano almeno tanto quanto i The National, se non di più. Inoltre il genere mi piace, da ascoltare e da suonare (ogni tanto, quando capita). Tuttavia la performance è stata piuttosto monocorde: in apertura subito la canzone più famosa (Nantes), poi il live si è sviluppato con brani tratti da entrambi i dischi, ma che negli arrangiamenti dal vivo risultavano tutti abbastanza simili l’un l’altro, senza cioè quei dettagli che avevano contribuito a rendere un disco come The Flying Club Cup veramente coinvolgente, particolare e mai noioso. Canzoni bellissime, sia chiaro, ma il live nel complesso è stato privo di sfumature. Grande slancio invece l’ha dato il bis, ovvero Gulag Orkestar, la prima canzone dell’omonimo album: ottima conclusione.

Dopodiché è stata la volta dei The National che, come ho avuto occasione di ripetere più volte nell’arco della serata, hanno tirato ai Beirut una pettinata mostruosa. Sottoscrivo in tutto il commento di Paolo. Aggiungo solo che Matt Berninger si è dimostrato essere molto ironico e tagliente, a volte un po’ pigna-in-culo (uno stile che, come sa bene chi mi conosce, mi è molto congeniale): all’inizio se l’è presa con due “assholes” che stavano assistendo al concerto ”like this” (ha mimato proprio la postura) dal terrazzino della loro camera d’hotel, e che quindi non avevano pagato il biglietto (30 euro più prevendita, per la cronaca). Poi ha continuato distribuendo qualche bitch di qua e di là, prendendo per il culo gli U2 (che un po’ se lo meritano) e altre simpatiche cortesie.

Hahaha, trés chic!

G.

the National – Live @ Ferrara Sotto le Stelle, 5/7/11

Ieri sera tutti noi margareth – in compagnia – ci siamo recati a Ferrara per vedere il concerto dei National. Opening act i Beirut, band oramai molto conosciuta anche qui nel belpaese, che ha scaldato il pubblico con la loro performance (la loro prima volta in Italia), e che ha raccolto grandi consensi. Tuttavia, le nostre aspettative più grandi e le nostre attenzioni erano tutte rivolte – non garantirei a pieno su Gibo, che avrà sicuramente goduto nell’orgia di trombe, tromboni e trombissimi dei Beirut - al combo di Brooklyn (originariamente formatosi a Cincinnati prima del 2000, per dovere di cronaca), che è stato secondo noi favoloso. Dalla prova dal vivo è apparso evidente che i National sono una grandissima rock band dei giorni nostri, capaci di trascinare il pubblico con la loro formula fatta di canzoni dirette e stupende, atmosfere tese e drammatiche, splendidi arrangiamenti ricchi di idee originali e suoni che sanno accarezzare e colpire duro. Con – non so se per loro sia routine ma non credo – una sezione a 3 fiati (!) che è stato quel qualcosa in più che ha reso il concerto un bene di lusso. La voce di Matt Berninger è  - oltre che un marchio di fabbrica – la chiave di volta: bassa, profonda, viva, consumata.

Insomma: l’esperienza è stata intensissima, mai un calo, mai voglia di distrarsi, nemmeno un po’. Se non li conoscete, se questo articolo vi ha incuriosito, e non ne potete più del solito vecchio rock copia-e-incolla (e siamo già un bel gruppetto), fatevi un giro nella loro musica.

-paul-