the Music Nerds -5-

I dieci momenti che, qualora esista la certezza del loro accadimento, mi farebbero finalmente guardare il festival di Sanremo.

1. Gli Zero Assoluto presentano il nuovo singolo, intitolato “Cinque Assoluto”.

2. Viene invitata Margherita Hack, ma scivola dalla scalinata, e rivolge al pubblico sanremese una bestemmia, accompagnandola con un “Maremma hane Shgianni he mi fai ffare”.

3. Duetto Apicella-Berlusconi, che si esibiscono in “Quando c’ero io nella tua vita”. Alla fine del brano, Apicella sfascia la chitarra (classica) come fece Brian Molko anni prima, per mantenere vivo il sacro fuoco del rock ‘n’ roll. Poi lo intervistano e lui dice che lo ha fatto “per mantenere vivo il sacro fuoco”, ma con la prima ‘o’ di ‘fuoco’ ad accento molto chiuso.

4. Eros Ramazzotti svela la magia dietro ‘BDEEA’ e ‘NDOOA’, fonemi-cardine per i suoi svisi vocali. Sulla sala piomba il più rispettoso dei silenzi. C’è chi prende appunti.

5. A causa di un guasto elettrico, un incendio si propaga e investe alcuni opinionisti, che di mestiere fanno gli opinionisti e che hanno inventato il termine opinionisti. Altri opinionisti (tra i quali si distinguono 6 direttori di riviste di gossip) si tuffano nel rogo per cercare di salvare i colleghi, ma non c’è niente da fare né per gli uni né per gli altri.

6. Gianni Morandi si prende a botte con Federico Poggipollini (chitarrista di Ligabue nonché Federico Poggipollini), poco dopo l’esibizione della band che li vedeva impegnati in “Quando penso a teve non riesco più a vedevere”.

7. Belen taglia corto, si alza la gonna e dice, indicando: “OK STATE ATTENTI ORA: QUESTA e’ una VA-GI-NA, OK? VISTA? POSSO CONTINUARE ADESSO? Bene, il prossimo artista…”

8. Viene celebrato il gemellaggio tra la città di Sanremo e i Pittsburgh Steelers. Presente tutta la squadra NFL in tenuta da partita, con tanto di caschi e protezioni.

9. Duetto tra Pupo e il Santo Padre. Con “Gesù Uber Alles” viene lanciata una moda.

10. Vincono i NOFX.

-paul-

the Music Nerds -4-

Natale. Tutti buoni, tutti si vogliono bene, la gentilezza dilaga, i baci sulle guance si sprecano. Cuoricini, stelline, orsetti, alberelli. Come diceva Clint Eastwood in non mi ricordo bene che film: “Stronzate”. Salviamo le feste, siamo sinceri: siamo cattivi. Anche uno tranquillo come me è pieno di cattivi pensieri. Eccone alcuni (lo so che vi piace).

I 10 cattivi pensieri che sto cercando di scacciare via per essere un Music Nerd migliore:

1. I Limp Bizkit prendono più soldi della mia band

2. Devo-uccidere-Maria-de-Filippi

3. Già odio i supermercati, se poi mi sguinzagliate contro anche Radio Venezia…

4. Ron è inutile (andiamo, ripetetelo insieme a me, liberatevi…)

5. Ma cos’è tutta ‘sta hype sul cantautorato?

6. Levati dalle palle, 12enne del cazzo, che ci metti una vita per comprarti una strato. Ma che fai, la provi?! Anche se non sai nemmeno suonare la chitarra?! Tutto ciò che fai è emettere due aborti di suono che fanno venire alle oche la pelle d’uomo. E a me rovinano la giornata, perché sono il cliente successivo e ho fretta. Ho fretta io, perché ho un concerto e devo comprarmi le corde, io. IO FACCIO I CONCERTI, IO! Sono uno che la chitarra la usa, che la consuma. Tu ti stuferai prima che si rompa il mi cantino, se sai cos’è. Senti che cazzo stai suonando poi, per carità d’Iddio… L’avrai, ma non te la meriti. E’ solo perché tuo papà è lì pronto a sganciare etti di soldi per vederti felice. Tsé, spendere 1200 euro per il primo strumento… Follia. Probabilmente tuo padre tradisce tua madre e si sente in colpa, non c’è altra spiegazione. Sì, dev’essere così. Se avesse un paio di orecchie decenti (avrai pur preso da qualcuno, no?) capirebbe quanto sei senza speranza, e ti indirizzerebbe in palestra a fare judo, o che cazzo ne so, mini-basket. Hai poco da ridere. La vita è dura, piccoletto. Lo imparerai presto. Bastardo.

7. Chi è che ha messo su ‘sta roba, possiamo cambiare CD? Uff…

8. No, non me ne frega un cazzo della tua cover band dei Queen, non verrò mai a vederti

9. Wow! Lou Reed dal vivo, vedi che finalmente fanno qualcosa di figo in TV..! Chissà cosa suona, cosa ci regal… Oh, oh… OH! Che schifo. Ma ‘sta roba è… è White Light/White Heat??!?? Mamma mia è orrib… M-ma… ma… Ma quell… Ma quello non è..? No aspetta. Ma quelli lì chi… no. Sì son loro, luì è quello… No, non può essere. Dai, Lou Reed e i Metallica?!? E sì cazzo, è proprio Lou Reed con i Metallica. Wow… La mia gioventù è arrivata al capolinea. Tutto quello in cui credo, tutti i miei sogni e le mie speranze sono ora per sempre abbandonati in un angolo buio fatto di disillMIO DIO LARS ULRICH E’ UN CANE! Non dovrebbe suonare la batteria. Lars Ulrich non dovrebbe suonare. Non dovrebbe.

10. Toh, Bono ha cambiato occhiali.

the Music Nerds -3-

Quando i critici musicali esagerano: 10 esempi di descrizioni un po’ sopra le righe che ogni tanto capita di leggere quà e là. Ora è il momento, per voi che magari vi state avvicinando al fantastico mondo della stampa specializzata, di fare un po’ di chiarezza, di spiegare cosa vogliono dire certe frasi ricorrenti. Chi poteva prendersi la briga di eseguire un compito di così tanta responsabilità? Tengo a precisare che gli esempi sono – ovvio – tutti inventati da chi scrive; mi sento in dovere di ringraziare Nico, con il quale ieri sera si è pianificato questo terzo capitolo di TMN, mentre si mangiava dell’ottima zuppa.

Le 10 frasi da critico musicale che più andrebbero semplificate (in corsivo le frasi, di seguito le ‘traduzioni’).

  1. La musica si fa minimale fino a scolpire, con pochi essenziali colpi di martello, un’icona grezza di quello che è rimasto del rock: è un duo;
  2. L’andamento dylaniano dei brani assume contorni a volte intimisti, a volte devoti alle origini: c’è una chitarra acustica;
  3. Nel loro pop corale, le voci richiamano quelle atmosfere ricche di sole tanto care a Brian Wilson: cantano almeno in due contemporaneamente;
  4. Il non-luogo della mente dove sono stati generati questi brani risplende di una luce nera come il mare di notte, una luce che è dentro ognuno di noi, nei nostri sogni più nascosti: non c’è batteria;
  5. I suoni si arrampicano su un’impalcatura fatta di materia lucente, e raggiungono un giardino dell’Eden futuribile, dove le leggi fisiche non sono quelle che conosciamo noi qui: c’è un delay lungo sulla chitarra;
  6. Un carosello fatto di riti pagani e viaggi lisergici, dove visioni archetipiche indicano la via per il superamento della condizione umana: importante presenza di riverbero;
  7. Il tutto è reso ancora più etereo dall’impalpabile voce di un angelo triste caduto dal cielo, raccolto e cresciuto da un Nick Drake ancora tra noi: canta una donna, sussurrando.
  8. [...] riducono in poltiglia tutto quello che incontrano, quasi fossero predatori di stereotipi, stereotipi che non hanno più spazio per scappare né energie per potersi difendere: il cantante ogni tanto urla;
  9. Lo spazio e il tempo non esistono, il ‘cosa’ e il ‘come’ sono concetti di un lontano passato. Sveglia gente, il futuro è già qui: musica elettronica;
  10. Come se i Beatles avessero suonato in una Factory di Andy Warhol popolata da robot, dopo un festino con Sly Stone e la sua ‘famiglia’ a base di eroina e sesso, mentre Mohammed Alì (in acido, travestito da Dave Grohl quando frequentava Cobain, quando però Cobain aveva i capelli tinti di nero) provava ad impossessarsi – riuscendovi – della batteria, dopo un battibecco chiarificatore con un Seymour Stein su di giri, appena tornato da un concerto dei Ramones: i Velvet Underground.

-paul-

Cronache di una compilation

Fare compilations occupa un ruolo di tutto rispetto nella mia vita. Ci sono giorni che mi viene da pensare che potrei farlo di professione, che sono proprio bravo, poi però mi manca sempre quel coraggio necessario per dire “ok, mi faccio levare una costola così posso arrivare laggiù, come altri han fatto prima di me”. E tutto torna normale, per quello che significa. Non si può negare, scherzi a parte, che la mia sia un’abilità rodata negli anni. Dovete sapere che mi cimentavo in questa disciplina già alle elementari, con le cassettine registrate dalla radio: ne prendevo una manciata e creavo una super-cassetta, contenente la sintesi dei miei sforzi, delle mie audio-catture. Le prede preferite all’epoca erano i megamix di radio deejay, specialmente le parti finali (quelle più technotrance, che tempi ragazzi), che venivano trasmesse a tarda notte, e che potevo registrare solo programmando lo stereo, stereo che tra parentesi è ancora presente nella mia abitazione (trovatemi un ipod vecchio di vent’anni, su). Poi è arrivata la fine dei ’90, e con essa gli mp3s e il masterizzatore, e tutto si è semplificato. Nel frattempo, qualcos’altro stava cambiando in me: ho cominciato a suonare, ad ascoltare pop e rock facilmente ‘reperibili’, poi ho scoperto il punk e ne sono rimasto folgorato. Il punk ha avuto un ruolo importante sia nella mia personale formazione musicale che nella mia crescita come collezionista di dischi: per la prima volta, ho iniziato a ricercare i dischi, non potendo più andare a comprarli nei megastores, e ho imparato a fare un po’ di fatica in più per ascoltare quello che veramente volevo. Poi, un’esplosione di colori: ho assaggiato gli anni ’60, che con la loro universalità e omni-comprensività di linguaggi hanno finito per farmi innamorare della musica in tutte le sue forme, dalla psichedelia alle waves più o meno indipendenti fino ai giorni nostri, contemporaneamente al decadimento senza gloria di mtv.

In ogni fase della mia vita, le compilations (dalle più antologiche alle più fantasiose) che uscivano dal mio stereo o dal mio computer raccontavano di me, e come pittori facevano fedeli ritratti delle mie emozioni, delle mie passioni, dei miei lati più o meno visibili. Col passare del tempo erano diventate una cosa talmente personale che non poteva più essere mia. Così, dai 18-19 anni in poi, non ho più fatto compilations per me, ma esclusivamente per gli altri (pratica che era già in uso): per un compagno di scuola/università, per un amico, per una ragazza che mi piaceva, per la mia ragazza, per chi suonava con me, per chiunque me l’avesse chiesto. Se la mia band ha un concerto in un luogo che dista più di 3 ore di macchina, è molto probabile che scatti la ‘compila’, e se si va in tour ne scattano anche più di una (sono arrivato mi pare a 4 o a 5 in un colpo solo). Il tempo che impiego per creare queste opere d’arte è impensabile, credetemi. Di solito, per un lavoro sentito al massimo, se ci metto tutto me stesso e mi impegno a fondo, posso arrivare a impiegarci anche una settimana (pomeriggio dopo pomeriggio, non 24/7); è il minimo che ci vuole per decidere un concetto di fondo, selezionare il materiale ‘lordo’, fare un lungo lavoro su carta per scremare il tutto e capire che canzoni mettere, convertire il materiale in un formato audio coi fiocchi (disco dopo disco, niente download) e deciderne l’ordine. E dopo ci sono le revisioni, i ripensamenti, gli errori. Se poi si aggiunge il servizio extra-lusso dell’unione di un brano all’altro, il tutto si complica e i tempi si allungano. Ma il risultato vale sempre tutti gli sforzi compiuti.

In questa sede, volevo trascrivere la playlist dell’ultima compilation che ho fatto per un mio amico, il quale mi dà sempre un sacco di soddisfazione perché ascolta attentamente, con grande apertura mentale e piacere, onorando ogni secondo del mio lavoro. Insomma: i cds che faccio a lui sono sempre un successo, e così posso permettermi di lasciarmi andare, di mettere ogni tipo di brano, tanto so che la sua ricettività farà il resto. Scrivo questo perché il livello di conoscenza del destinatario di una compilation fa davvero la differenza in ambito di qualità complessiva. In questo caso specifico, ho puntato sul flusso cosmico, panta rei: ho messo semplicemente alcuni dei miei brani preferiti degli ultimi 2-3 mesi, musica che riecheggia ancora nella mia mente, che riempie le mie giornate, che mi fa andare avanti. Musica di prima, adesso e dopo. Musica ‘prossima’. Ho deciso di fare alcuni crossfades tra un pezzo e l’altro per seguire questo concetto, il processo è poi molto musicale (se fatto con orecchio) e dà quell’alone di unicità al lavoro, perché ogni canzone contiene frammenti di quella precedente e di quella successiva, e quindi si discosta leggermente dalla sua versione originale. Detto questo, ecco la scaletta:

  1. Barn Owl – Awakening
  2. Aliens – Blue Mantle
  3. Everything Everything – NASA Is on Your Side
  4. Libertines – the Good Old Days
  5. Sufjan Stevens – For the Widows in Paradise, for the Fatherless in Ypsilanti
  6. J-Dilla – U-Luv
  7. Fucked Up – the Other Shoe
  8. National – Apartment Story
  9. Mos Def – Auditorium
  10. Gonjasufi – Klowds
  11. Tim Hecker – Borderlands
  12. Ghostpoet – Survive It
  13. Richard Hawley – Tonight the Streets Are Ours
  14. Walkmen – Angela Surf City
  15. M.I.A. – Paper Planes
  16. Tame Impala – Lucidity
  17. Os Mutantes – Adeus Maria Fulo
  18. Bon Iver – Michicant
  19. Alexander Tucker – Atomized
  20. Vessels – Happy Accident

Non vi spiego nel dettaglio ogni movimento della scaletta, sappiate solo che questo è un esempio di compilation ibrida tra ‘artistica’ e ‘fotografica’: è cioè un numero di brani che sto ascoltando (per mia pienezza spirituale) nel momento del ‘montaggio’ e che metto in sequenza con creatività, in alcuni casi stando attento alle armonie e agli accordi. Ci sono anche i metodi ‘antologico’, ‘scientifico’ e ‘sentimentale’ per fare compilations, ma vista l’ora e la lunghezza di questo articolo è meglio se ve ne parlo in un secondo tempo.

-paul-

the Music Nerds -2-

Mi risveglio e sono sul ciglio di un precipizio. Non so che cosa ci faccio lì, né tantomeno come ci sono arrivato, non ricordo nulla. Mi alzo in piedi e noto, a pochi metri di distanza, un altoparlante. Non appena cerco di avvicinarmi all’altoparlante, questo inizia a funzionare, e comincio a sentire i primi istanti dell’attacco di una canzone… Quali sono le 10 canzoni che mi convincerebbero a buttarmi giù volentieri?

  1. una a caso dei Negramaro dove c’è un poderoso falsetto (aspetta un attimo… porca puttana sono tutte!);
  2. Viva la Vida dei Coldplay (lì mi tufferei urlando “alla faccia vostra! Avevate torto! TOOORTOOOOO!!!”);
  3. la versione di (I’ve had) the Time of my Life stuprata, uccisa, bruciata e ri-stuprata dai Black Eyed Peas;
  4. una a caso di Zucchero dal dopo-Torri Gemelle, mi butterei prima se sentissi in particolare Chocabek e il Grande Baboomba;
  5. il nuovo pezzo degli U2 (c’è sempre un nuovo pezzo degli U2), o in alternativa One rifatta con Mary J Blige, in particolare da quando Bono dice “Go Mary”;
  6. Funkytarro degli Articolo 31 (categoria “neologismi che fan sudare freddo”);
  7. Scatman (Ski Ba Bop Ba Dop Bop), pace all’anima del buon Scatman John, che comunque incontrerei molto presto, poco dopo l’intro;
  8. le inossidabili hits da party nostrano inoltrato: Maracaibo / Splendido Splendente / Tropicana / Tanti Auguri (spero che la comunità gay possa mai perdonarmi);
  9. 7 Nation Army, non certo per colpa dei White Stripes bensì degli italiani (poo-po-po-ppo-po-poooo-poooo!);
  10. quella di Gigi d’Alessio dove lui canta in spagnolo, ma solo un po’ in spagnolo, e dice ’a bailar’ (l’importante è che sua moglie giudichi i nuovi talenti, sennò c’è il rischio che la qualità della nostra musica si abbassi di livello).

-paul-

the Music Nerds -1-

Mi prendo carico e responsabilità di inaugurare questa rubrica, che secondo me ha un valore sociologico non irrilevante. Potrebbe finire subito dopo questo articolo (il che sarebbe tutto sommato auspicabile) oppure essere motivo di celebrità per la nostra band (perché questo è il blog dei margareth, una band del veneziano che fa della splendida musica, densa di emotività repressa. ciao a tutti) molto più delle nostre canzoni. I principi di base sono estremamente semplici: scriviamo qualcosa che farà ridere solo noi e chiunque avesse gli stessi nostri problemi. Questo servirà a noi autori anche come sfogo per tutte quelle volte che ci sentiamo incompresi, e a voi lettori come fonte di risatine: o sarà divertente e basta - in tal caso preoccupatevi – o sarà divertente leggere quello che per noi è divertente, col surplus che potrebbe risultare piacevole sapere che voi non siete così. Nessuna controindicazione, tutti felici e contenti. I post dovranno seguire un paio di regolette, affinché risultino più simili nella forma e nei contenuti: dovranno in qualche modo avere a che fare con la musica (mooolto elasticamente); dovranno essere elenchi di 10 (10 cose, 10 frasi, 10 aneddoti, ecc); l’ordine dell’elenco non dovrà necesssariamente essere gerarchico; il titolo del post sarà sempre “the Music Nerds” e cambierà solo il numero in parte, racchiuso tra due trattini (soffro di OCD – Obsessive Compulsive Disorder - per quanto riguarda la forma della scrittura, ok?); il titolo dell’elenco andrà nel testo, in grassetto. Tutto chiaro? Bene, ecco che arriva il primo delirio. Mi scuso in anticipo con tutti gli appassionati di artisti citati qui di seguito, in particolare con gli estimatori del grande rock da stadio anni ’80.

Le 10 reazioni alla tua affermazione “Sono un appassionato di musica: suono e colleziono dischi” che più fanno in modo che la tua frase successiva sia “No, no, stavo scherzando. Odio qualsiasi cosa produca un suono. Scusa ma devo scappare, ci si vede in giro magari”.

  1. “Ah suoni? Il cugino del cognato di una mia collega ha un figlio che ha da poco iniziato a suonare il pianoforte. La mia collega mi ha detto che se la cava già benissimo”;
  2. “Ma dai, anch’io una volta suonavo il basso. Ero in un gruppo e facevamo rock, ma non il rock di adesso che c’è in televisione, il rock quello un po’ più duro, tipo i Litfiba”;
  3. “Beh il mese scorso sono stato a vedere Vasco all’Heineken. Una cosa incredibile, un palco grandissimo e tutti i musicisti che saltavano e correvano su e giù, guarda, uno spettacolo pazzesco. E poi lui è veramente un grande, Vasco è Vasco, perché riesce cioè, con la gente è fantastico, è uno di noi cazzo. Poi tutti sono lì che è dal giorno prima che lo aspettano. Pensa: noi addirittura siamo andati su con la tenda, io con gli amici e le nostre ragazze. Conosci Mauro? Mauro Vanin, quello che lavora da Castorama… Vabbé fa niente. Insomma, ci siamo organizzati con il fornello, la carne, abbiamo portato 3 casse di birra e siamo andati lì il giorno prima e c’era già un sacco di gente che faceva festa, tutti ubriachi. Oh… e adesso cos’è successo? Porca miseria si è bloccato l’ascensore… C’è il numero da chiamare qui? Beh, comunque dicevo…”;
  4. “Ah suoni? Non è che per caso conosci un batterista? Sto cercando insieme a un mio amico di mettere su un gruppo, non so ancora di cosa, ma tipo roba classica, Deep Purple, cose così”;
  5. “Pensa che io ho un amico che fa il pianobar, ogni festa di fine anno ci invita sempre al ristorante dove suona e riesce a offrirci da bere! Anzi, dammi il tuo numero che mi diceva che cercava qualcuno per cantare insieme a lui”;
  6. “Ma tu che diciamo te ne intendi, che musica ascolti?” -Mah un po’ di tutto, da Elmore James ai Pavement, da Mingus ad Apparat- “Mmh… E i Boston? Ti piacciono i Boston? Forti loro, no?”;
  7. “Anche tu hai tanti dischi a casa? Io ho tutta la discografia di Bon Jovi, è il mio preferito. Adesso un po’ meno, perché secondo me è diventato più commerciale, ma una volta…”;
  8. “Ah suoni? E cosa suoni?” -Canto e suono la chitarra- “E che chitarra suoni? Cioé: elettrica o…” -Suono tutte e due, sia elettrica che acustica- “Ah tutte e due addirittura… e fate anche concerti?” -Sì- “E che genere fate?” -Mah non saprei, tra rock, folk e cose un po’ più sperimentali- “Rock!?! Quindi ti piacciono i Van Halen! Quanto bravo non è il chitarrista? Un mostro. Li ho anche visti dal vivo”;
  9. “E così suoni insomma… ma hai provato a fare qualche provino? Non so, X-Factor tipo”;
  10. “Ok, bene. Avresti 5 euro?”

-paul-

La rivolta ai tempi di Facebook

Gli atti di violenza e vandalismo nella capitale inglese sembrano essersi fermati, e come ogni “giorno dopo”, si contano i danni e si cerca di ripulire e risistemare, nei limiti del possibile. Tuttavia, fare cronaca non e’ ne’ mio compito ne’ tantomeno mia volonta’, scrivo per fare una riflessione che mi frulla in testa da un paio di giorni, scrivo per sfogo. Se siete interessati a un resoconto dettagliato di tutti gli ‘attacchi’, vi invito a visitare un sito di un bel quotidiano inglese a vostra scelta, perche’ a me la cosa che piu’ e’ rimasta di questi giorni e’ un’altra. Mi ha colpito l’atipicita’ con la quale questi scontri sono avvenuti. Ripeto: non sono state delle rivolte cittadine di massa che hanno coinvolto migliaia e migliaia di manifestanti con tanto di striscioni colmi di risentimento nei confronti delle istituzioni. Questo non e’ successo. Sembra non esserci stata una visione di fondo, un ideale, una ragione per lottare, e se anche ci fosse stata non si e’ certo allontanata molto dal “facciamo casino, rompiamo le vetrine dei negozi e svaligiamoli”. Lo svaligiamento, il furto di gruppo, ha regnato sovrano. E pensare che la scintilla era stata la morte, a Tottenham, di Mark Duggan, ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato da un poliziotto. E come si reagisce? Portandosi a casa una tv a 32″? E’ chiaro che non possiamo collegare piu’ di tanto l’azione e la reazione, perche’ in qualche modo stonano, e la reazione pare particolarmente priva di sani principi o se vogliamo di un qualsiasi principio morale. Pare una reazione da ‘infiltrati’, non da gente che aveva a cuore Duggan, se e’ vero che anche la sua famiglia ha condannato in toto le rivolte di questi giorni. Segni dei tempi: su Facebook potete trovare chi esibisce il bottino ottenuto durante i saccheggi, con tanto di foto con sorriso ed espressione vincente. Questo deve far riflettere. Il desiderio di vincere, di fregare e di non essere vinti e fregati come al solito. Questo ha spinto molti ragazzi – e ragazzini, hanno fermato anche uno di 11 anni – in strada. Questa voglia ‘malata’ ha avviato un tam-tam su internet, incitando altri coetanei ad unirsi ai lootings, perche’ si puo’ vincere, perche’ “guarda qua, guarda quanta roba ho preso senza pagare”. Personalmente, non credo sia mai successa una cosa simile, non credo si sia mai sparsa la voce di una rivoluzione (quelle vere) parlando in questi termini, diffondendo questi non-valori. Ma allora non c’entrano niente le rivolte sociali? Di sicuro stiamo assistendo a un qualcosa di nuovo, non a delle classiche manifestazioni, ma di per se’ anche questo e’ un fatto sociale, e come tale credo vada compreso, perche’ sono pur sempre delle manifestazioni di disagio. Il fatto che molti giovanissimi abbiano creato tutto questo scompiglio e panico per le strade, senza alcun interesse nello sventolare bandiere (reali o immateriali), deve suscitare degli interrogativi su tutta la societa’, non si puo’ continuare a isolare ogni cosa come se non avesse alcun legame con i ‘buoni’ e i ‘bravi’, con chi lavora sodo e chi e’ benestante e fortunato, con i governanti e le potenti lobbies, con ‘me’ e ‘te’.

Allora il passo successivo e’: meglio avere un minimo di volonta’ per cercare di capire perche’ questi ragazzi cosi’ giovani si comportano in questo modo o e’ meglio dar loro una sculacciata esemplare e tornare a farsi i propri interessi? E con questo chiudo l’argomento su questo blog. E’ complesso e merita altri spazi e specialisti. E probabilmente mi fara’ litigare con Laura, alla quale non parlo da ore.

Just my two cents.

-paul-

10 motivi per cui il Reverse è il miglior effetto

  1. Non è un effetto.
  2. Tornare indietro nel tempo è il sogno di 6 miliardi di persone.
  3.  I Beatles lo adoravano, e i Beatles sapevano il cazzo loro.
  4. Una vita senza DJs che scretchano non è una vera vita.
  5. Mandando certi pezzi al contrario si possono scoprire messaggi esoterico/satanici. Perché no? Voi che avete da fare di solito?
  6. Persino ‘Chocabeck’ di Zucchero potrebbe ottenere un buon innalzamento di fascino, se mandato al contrario (non ho verificato).
  7. La voce al contrario mi ricorda il russo. Può essere divertente (nella media).
  8. Puoi registrare male una chitarra, tanto c’è il reverse.
  9. Puoi non registrare una chitarra, tanto c’è il reverse.
  10. I Maya lo conoscevano già.