Primal Scream – Screamadelica

Avrei mai potuto ritenermi una persona come si deve se non avessi speso le solite due paroline su un discone così? Mai e poi mai. Specie ora che, se non erro, si festeggiano i vent’anni dalla sua uscita (con un brindisi a base di coca-cola e aspirina, mi sa). Troverete biblioteche intere che vi spiegheranno l’importanza di Screamadelica; e tra le altre cose, oggi il mondo è pieno di gente che suona la batteria in piedi come faceva Bobby Gillespie nei Jesus & Mary Chain, parentesi chiusa. Io vi sto solo dicendo di dargli un buon ascolto, tanto per rendere inutili le biblioteche di cui sopra. Domani torno alle elementari a lezione di linguistica (noi la si chiamava così).

-paul-

Libertines – Up the Bracket

Ci sono cose che non ti stuferesti mai di fare. Ci sono dischi che non importa quante volte li hai ascoltati e non importa in che occasioni, perché tanto ti ricapiterà di riascoltarli a breve in un contesto che non ti immaginavi. Questo lavoro dei Libertines è per me da ricordare e tramandare, perché è un ottimo esempio di cosa vuol dire talento, cioé quella cosa che hai solo tu e che nessuno potrà mai imparare.

-paul-

NOFX – Punk in Drublic

Uno dei dischi che ho ascoltato di più in vita, e la settimana scorsa mi è capitato di riascoltarlo dopo un po’ di tempo. La cosa che non mi sarei mai aspettato? Calzare un monocolo, afferrare la pipa e dire con voce composta tra me e me: “perbacco, questi scrivono delle splendide canzoni, altro che pancarcòr”. Davvero, il songwriting mi ha steso. Io che i NOFX me li ricordavo per tutti i miei tumulti adolescenziali ai quali hanno fatto da colonna sonora, oggi li (ri)scopro una grande band.

-paul-

Future Sound of London – Lifeforms

You gotta love the 90s. Davvero, i ’90 sono stati fenomenali dal punto di vista musicale (ma quante volte l’avrò già detta questa frase? 90?), in particolare per lo sviluppo della musica elettronica, che è come se si fosse schiantata addosso al muro di berlino esplodendo in mille pezzi, ognuno dei quali ha assunto un proprio carattere artistico. In questa ottica Lifeforms è, possiamo ben dirlo, un bel pezzo da 90.

-paul-

The White Mega Giant – Antimacchina

Ci abbiamo suonato assieme in occasione del primo ‘Indie Cookies’, serata organizzata in parte da noi (e quando dico noi intendo dire Ale) che riuniva alcune tra le realtà indipendenti locali più interessanti. Loro sono un gruppo di rara intensità, forse ci metterete un po’ ad entrare dentro i loro lunghi pezzi, ma poi sarà difficile uscirne. Io ultimamente ho passato le ore dentro Polaris, e volevo proprio dirvelo.

-paul-

Inside Job

Non mi sono mai incazzato così tanto vedendo un film. Anche se di solito ai film sulle ingiustizie della politica preferisco un bel trash o un bel cartone animato (ho i miei sbattimenti esistenziali con la musica, ok?), non ho potuto fare a meno di essere convinto dal fatto che questo lungometraggio spiega la causa della crisi economica che sta investendo il mondo occidentale. Convinto che la causa in questione fosse la decisione americana di andare in ‘guerra di pace’ vuoi in Afghanistan vuoi in Iraq, inizio la visione. Noto una bella regia e un taglio troppo fico per essere giornalistico. Mi piace. Dopo qualche secondo, capisco che le guerre non c’entrano. Dopo un altro po’, trova brutalmente conferma la mia offuscata idea sulla politica: è un inganno, un finto mezzo creato per darci l’illusione di poter cambiare le cose, per fare in modo che sia tramite di essa che si provi a cambiarle. In realtà non sono i politici che governano. E chi sarà mai allora? La risposta è sbattuta in locandina, ed è anche la risposta che DJ Shadow dà alla fine di Why Hip-Hop Sucks in ’96?, cioé it’s the money… Consigliatissimo, previa camomilla.

-paul-

Zomby – Dedication

Non ho mai avuto un grande rapporto con l’attività fisica. Chiarisco: mi è sempre piaciuto giocare all’aperto, ma quando si tratta di dare una prestazione fisica di un certo rilievo, che non sia svitare il tappo di una bottiglietta di plastica o lanciare un oggetto più distante che si riesce, mi manca quel quid dei grandi campioni. E anche quel quid dei piccoli campioni. E anche quel quid delle persone normalissime. Però una volta alle medie ho vinto un torneo di ping-pong. Il problema è che giocare all’aperto mi piace tuttora, ma sembra che, nel mirabolante cerchio della vita, sia rimasto l’unico della mia età a cui piace fare due tiri a calcio, a frisbee, a basket, o con la palletta da football. Ma a cosa serve una palletta da football se non hai nessuno a cui lanciarla? E perché dovresti spolverare il frisbee se le tue chances di successo per una session di lancio sono sotto il 4%? Escludendo anche il calcio, rimane solo il basket. Campi da basket ce ne sono, e per me che tutto è introspezione e riflessione, giocare da solo non è nemmeno così male, da piccolo lo adoravo; il problema è che dopo 30 minuti mi circondano dei 7enni che regolarmente mi chiedono se possono giocare con me, e che regolarmente io faccio giocare, anche se loro, come è sacrosanto vista l’età, dicono un sacco di stronzate, chiamandosi l’un l’altro ‘cicciobuffone’ o ‘scioccotto’, senza considerare che quando capitano dalle mie parti gli 11 e i 12enni, si va dritti dritti verso il ‘merda’ e il ‘ghesboro’, ma soprattutto IL GIOCO-MI-SI-INTERROMPE! Insomma: not my cup of tea. Quindi, che fare? Come sfogare il mio desiderio di fare un po’ di movimento e di divertirmi -ahimé- da solo? La bicicletta è buona nel weekend, quando ho un po’ più di tempo, anche se prima o poi finisco per incalcarmi nel  traffico provinciale. Ma se torno da lavoro (a proposito: qualcuno vuole mantenermi e io sto ogni giorno a comporre musiche? Chiedere non costa nulla…) e voglio giocare? Rimane la corsa, con molta cautela, visto che peso un sacco (312kg) e già una volta correndo mi sono fatto male al ginocchio. Quindi, con calma, un mesetto e mezzo fa, massimo una volta la settimana, ho ri-cominciato ad avvicinarmi alla corsa, che per me vuol dire solo una cosa: musica. Con andatura da tricheco, mi vedrete, cuffie sulla testa, disturbare gli abitatori del Paradiso per un periodo di tempo variabile. Tutto sommato, è una specie di gioco, no? Ebbene, oggi, il tricheco ha maledetto i cieli per ben 35 minuti, suo record personale. Per voi sarà normale, ma per me è stato un trionfo, qual grande giornata! Ma non ce l’avrei mai fatta se non avessi avuto una grande colonna sonora a farmi compagnia e a sostenermi nelle mie maledizioni. Chiunque tu sia, Zomby, grazie. Dite che l’ho presa un po’ larga? Cacchio, a ‘sto punto potevo iniziare con “Sono sempre stato un bambino diverso dagli altri. Emarginato, solitario, introspettivo, osservatore. Mentre, all’età di otto anni, i miei coetanei si ritrovavano a gozzovigliare per le strade di Blackpool, io passavo le mie giornate a contare quante volte la signora Winfield passava lo straccio su ciascuno dei pezzi colorati che componevano la vetrata est della piccola chiesa di St. Andrew, poco oltre la tenuta dei Woodson, al di là del fiume. In qualsiasi periodo dell’anno, compreso il rigido inverno, mi accampavo ai piedi di un grande arbusto, che mi faceva al tempo stesso da nascondiglio e da paravento, e osservavo, memorizzando ogni gesto. Sapevo tutto di ciascun pezzo di vetro. Sapevo quante volte era stato passato con lo straccio in una giornata, in una settimana, in un anno. Sapevo che, durante lo scorso anno, il vetro blu era stato pulito, rispetto a quello giallo, 108 volte in meno. Sapevo che la signora Winfield aveva per disgrazia rotto un pezzo rosso della vetrata, incolpando un volatile e facendola franca. In pratica, ogni qualvolta la signora Winfield svolgeva i suoi compiti alla chiesa, non c’era null’altro ad interessarmi. Finché un giorno notai strani movimenti provenire da un altro arbusto, situato a circa una trentina di piedi dal mio nascondiglio…”… Sì, potevo iniziare così.

-paul-

Replacements – Let it Be

1984. L’anno che mi ha visto nascere. Spesso, ragionando tra me e me, mi capita di pensare: ma che musica c’era in quel magico anno? Sotto quale influenza cosmica mi sono cacciato? Che tipo di energia sprigionava il mondo? Cosa posso aver guadagnato dall’essere nato nel 1984? Chi preferirei mi avesse influenzato in quel fondamentale periodo della mia vita? E se avessi potuto scegliermi i genitori? E se avessi potuto scegliere di farmi adottare da una band?

-paul-

Debussy – Clair de Lune and other piano favourites

Dopo il grande successo ottenuto in collaborazione con David Guetta, quel mattacchione di Claude Debussy approda alla prova del primo album, con il suo stile fresco e la sua immagine un po’ retrò, che lo sta rendendo un personaggio davvero unico nel circuito dei clubs più esclusivi del mondo. Pitchfork lo segnala come uno degli artisti emergenti più importanti dell’anno. Saprà ripetersi a questi livelli?

-paul-