At the Drive In – Relationship of Command

Eccolo… eccolo… Sta arrivando… Ecco che arriva… Arrivato. Un nuovo post, dopo ben 5 giorni (anche il signore si è riposato, e quando mi sposerò anch’io sarò un signore. Aspetta, forse uno può essere lo stesso un signore. Bisogna sposarsi per esserlo o basta riposarsi? Il signore si è risposato? Domandedomandedomande). Un disco che non deve cadere nel dimenticatoio, perché cose così sono coincidenze astrali spaventose. Ditemi che avreste scommesso che due messicani, un cubano, un cileno e un libanese (e già qui pare una barzelletta) mettessero su una delle migliori rock band della storia (all’epoca probabilmente la più innovativa, assieme agli Strokes, anche se molto meno trendy e molto più punk), e che da quell’esperienza nascesse un’altra rock band tra le più interessanti della storia, che si chiama Mars Volta, con gli Sparta come mancia? No, non l’avreste scommesso. Nemmeno io l’avrei scommesso. Avrei puntato tutto su ‘aprire un ristorante etnico’. Cammeo di mr. Pop. Anno 2000.

-paul-

Akron/Family – Love Is Simple

Uno di quei casi in cui accessibilità e genio vanno di pari passo, uno di quei lavori che spinge in tutte le direzioni, sia sulla melodia che sulla sperimentazione. Strumenti di ogni tipo (ho letto, non ricordo dove, che hanno registrato dei broccoli surgelati, tanto per farvi capire lo spirito), composizioni ironiche e intelligenti. Di sicuro – per il sottoscritto – è uno degli album più riusciti del decennio 2000-2010.

-paul-

Shabazz Palaces – Black Up

Ecco. I primi artisti hip-hop ingaggiati da Sub Pop. Una di quelle mosse che sembrano richiamare l’attenzione. Io ci leggo questo: “nonostante paul dica da un pezzo che gli inglesi stanno facendo l’hip-hop più interessante, ibrido con tutta la club culture del mondo e ricco di fermenti artistici e di testi geniali, noi americani vinceremo la sfida”. E questo è il disco che per ora vince la sfida. Fino al prossimo round.

-paul-

the Rural Alberta Advantage – Hometowns

Splendido disco del 2008, che non sembra aver avuto troppi riverberi in giro (di sicuro non qui a dese…) ma che secondo me è una bella ventata di aria fresca nell’ambito della musica cosiddetta americana. Questo è solo quello che penso io, ma non conta nulla. Potrebbe contare, per voi che leggete, prestare orecchio a questo mirabile esempio di urgenza espressiva, tutto cuore e niente fronzoli.

-paul-

Goldie – Timeless

Sarebbe bastata la prima, lunga traccia per consegnare questo disco alla storia. Ma qui dentro c’è molto altro. Potrei dirvi che queste tracce sono quanto di più efficace prodotto in ambito drum ‘n’ bass, ma non c’è ambito che tenga, è musica. Splendida musica, prodotta da un artista geniale all’apice della sua ispirazione. E poi: beccatevi ‘sta copertina e fatevi prendere dalla nostalgia.

-paul-

WTF?!? OMG! LMAO!

Rischio di scrivere un post che azzeri ogni cosa sia mai stata scritta su questo blog (dicevi questa cosa nel XVII secolo e ti bruciavano vivo…). Ma se è vero che il nostro spazio-cazzeggio prevede una sezione Diary, beh, allora non possono non venirvici riportati(vici?) avvenimenti di un certo peso. La frase che sto per scrivere toccherà le corde dell’animo di tutti gli amici dei margareth, specialmente di chi ci conosce di più, e magari a tutti gli altri scapperà un bello ‘sticazzi’, ma non riesco a trattenermi: Alessandro Benvegnù, il nostro bassista, cuoco e insegnante di sopravvivenza in spazi aperti, ha scritto qualcosa su facebook. E ha usato anche il maiuscolo. Non so se era già accaduto prima, ma di sicuro se è successo non gli è stato dato il giusto peso. Non vorrei fare la figura del web geek (non sono ancora iscritto a facebook MA NON è QUESTO IL PUNTO), vorrei solo condividere questa autentica emozione con voi tutti. Allego una foto di Ale al primo concerto dei margareth, per evidenziarne l’evoluzione.

-paul-

Baths – Cerulean

Mi era sfuggito. Uscito nel 2010, questo disco è scappato alla presa delle mie lunghe mani, che fanno quello che possono. L’importante è che sia arrivato. L’importante è che ora, nella mia camera, rimangano sospese le note e i suoni di Rain Smell, una cosa che era da un pezzo che non sentivo. L’importante è avere la conferma che la musica continua a sollevarmi da terra.

-paul-

Nils Frahm – Felt

Consigliare l’ascolto di questo disco è un modo per augurare del bene a tutti. Uscite di casa, respirate un po’ d’aria fredda, salite in macchina, fate partire Felt e andate verso un posto migliore. Sentitevi contemporaneamente in un luogo chiuso e dovunque, sentitevi come un pianoforte.

-paul-